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Morta dopo aborto, 7 medici del "Cannizzaro" indagati

Valentina Milluzzo, bancaria di Palagonia, morì nell'ottobre di due anni fa, nell'ospedale catanese, per una sepsi con crisi emorragica. Attendeva due gemelli. Secondo l'accusa sarebbero state commesse negligenze nella gestione della gravissima infenzione

Morta dopo aborto, 7 medici del "Cannizzaro" indagati

Catania - Valentina Milluzzo è deceduta all’ospedale “Cannizzaro” di Catania, il 15 ottobre 2016, a causa di una sepsi con crisi emorragica. Alla puerpera sarebbe stata trascurata, tuttavia, l’insorgenza di una gravissima infezione, che avrebbe richiesto terapie antibiotiche e altri trattamenti.

Con queste e altre deduzioni, la Procura della Repubblica di Catania ha chiuso le indagini preliminari sulla morte della 32enne di Palagonia, dipendente di un istituto bancario, notificando gli avvisi di garanzia a 7 componenti dello staff medico-anestesista. Nei loro confronti è stata formulata – a vario titolo – l’ipotesi di concorso in omicidio colposo, secondo le accuse dei sostituti procuratori Fabio Saponara e Martina Bonfiglio, nelle vesti di titolari dell’azione penale.

Dopo il ricovero nel reparto di Ginecologia (dal 29 settembre 2016) per una presunta dilatazione anticipata dell’utero e altri malesseri persistenti, durante la gravidanza (al quinto mese) di due feti, la donna avrebbe ripetutamente lanciato richieste di aiuto per lenire sofferenze e dolori. Lo stato clinico della paziente, tuttavia, sarebbe definitivamente precipitato dopo il parto abortivo (il primo spontaneo, il secondo indotto) dei due gemellini, tra la notte del 14 ottobre 2016 e le prime ore del giorno successivo. Per i magistrati Saponara e Bonfiglio - quali pm presso il Tribunale di Catania - altre negligenze potrebbero essere state legate alla mancata raccolta dei campioni per gli esami microbiologici e all’omesso contrasto alla setticemia, alla carente o non adeguata somministrazione di globuli rossi, alla tardiva rimozione della placenta e dei feti. Da circostanze e fatti, in base a una serie di accertamenti e riscontri di consulenti e periti, emergerebbero elementi di rilevanza penale, indizi e prove di responsabilità.

Dalle indagini preliminari sarebbero definitivamente “usciti” altri 5 operatori del presidio etneo, le cui posizioni sono state ritenute estranee agli accadimenti. Per gli accusati si profila, invece, la notifica del decreto di fissazione dell’udienza preliminare, durante la quale sarà valutata dal Gup la sussistenza degli estremi per l’emissione del provvedimento di rinvio a giudizio o di non luogo a procedere. In aula sarà presente, con i difensori degli indagati, il legale della presunta parte offesa, l’avv. Salvatore Catania Milluzzo.

La puerpera, alla quale è stata intitolata una pubblica via nel centro urbano di Palagonia, sarebbe stata «vittima di una malasanità che ne ha progressivamente aggravato – ha affermato l’avv. Catania Milluzzo – le condizioni di salute, alterando il quadro clinico fino alla perdita dei parametri vitali e al decesso. In attesa di conoscere i prossimi adempimenti e atti, in nome e per conto della famiglia della scomparsa, la nostra parte confida sui conseguenti orientamenti della magistratura e sugli sviluppi delle azioni giudiziarie».

In questo contesto, peraltro, sarebbe stata irrilevante, da parte di un medico, l’asserita obiezione di coscienza che avrebbe escluso interventi abortivi. Gli esiti dei test di laboratorio hanno confermato l’esclusione delle possibilità di sopravvivenza per la coppia di feti, che la bancaria ha portato in grembo per diciannove settimane. Disturbi avrebbero accompagnato il primo periodo di gestazione, ma nulla avrebbe fatto presagire, in ambienti sanitari e con l’assistenza di personale, il tragico epilogo per la donna e i feti che portava in grembo.

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