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Cronaca

Melilli, conferito il titolo di Santuario alla parrocchia di San Sebastiano

Di Redazione

In occasione dei solenni festeggiamenti in onore di San Sebastiano, lo scorso sabato 24 aprile alla presenza della cittadinanza, oltre che delle autorità civili e religiose, il parroco della chiesa di San Sebastiano, don Giuseppe Blandino, avvalendosi della straordinaria partecipazione alla Santa Messa pomeridiana dell’Arcivescovo Metropolita Mons. Francesco Lomanto, ha proclamato la conferma, rinnovata da S.E., dell’antica elezione della chiesa a Santuario.

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Questo secolare riconoscimento, attribuito alla chiesa di Melilli, si basa sull’evidenza di pellegrinaggi nel centro ibleo, a scopo votivo o penitenziale, nel corso delle celebrazioni a San Sebastiano, durante la ricorrenza sia liturgia (20 - 27 gennaio) che storica (4 - 11 maggio); per santuario s’intende infatti, fin dall’antichità, un luogo di venerazione e di pellegrinaggio, in cui si celebra il culto regolamentato di una divinità rappresentata o in pittura o in scultura.

Questo privilegio, accordato a Melilli, risale a molti secoli addietro: già con l’Indulgenza plenaria concessa il 6 agosto 1586 da papa Sisto V (il documento più antico conservato a Melilli, fortunatamente scampato alla dispersione in occasione sia dell’occupazione francese che del terremoto del 1693) si fa riferimento a pellegrinaggi in ecclesia Sancti Sebastiani Martirys terrae Melilli.

Questa devota pratica consistente nel recarsi in un luogo sacro, risalirebbe addirittura agli anni immediatamente successivi all’arrivo miracoloso della statua di San Sebastiano a Melilli, grazie ai vari e straordinari prodigi prontamente verificatisi.

La narrazione leggendaria dell’arrivo della statua di San Sebastiano in paese vorrebbe che una nave sia tragicamente naufragata nei giorni finali dell’aprile del 1414 nella baia di Stentinello, nell’insenatura tra Thapsos e Scala greca (oggi un’area fortemente antropizzata, che ha modificato l’antico assetto naturale), a causa di un’improvvisa tempesta, tuttavia senza vittime, ma solo con la dispersione del carico.

Tra le merci portate a riva dai flutti anche una misteriosa cassa di legno. Il suo contenuto avrebbe destato grande stupore tra i marinai oltre che tra la gente sopraggiunta per i primi soccorsi: una minuta statua raffigurante San Sebastiano. La notizia sia del naufragio che del misterioso contenuto della cassa si sarebbe rapidamente diffusa, tant’è che il clero di Siracusa, guidato dal Vescovo, si sarebbe recato sul luogo per assicurare alla cattedrale cittadina quel simulacro.

Ma a nulla sarebbero valsi gli sforzi per trasportare la cassa, poiché sembrava eccezionalmente salda alla riva. E neanche il clero di altri centri abitati sarebbero riusciti a far meglio: solo i sacerdoti di Melilli, il 1 maggio sarebbero stati in grado di sollevare la cassa e trasportarla processionalmente in paese.

Intanto, per volontà degli ecclesiastici di Melilli, si ritenne che solo il Duomo, tra le chiese presenti a quel tempo nella cittadina, poteva custodire la statua. Ma all’ingresso del centro abitato di allora, in località Carcarella, la cassa riacquistò la prodigiosa gravezza. Questo evento soprannaturale venne interpretato come se il Santo volesse che in quel luogo fosse costruita una nuova chiesa a lui dedicata, tanto più che lì vicino, all’interno di un ipogeo, esisteva già un’antica raffigurazione di San Sebastiano.

Frattanto si sarebbe verificato il primo miracolo: la guarigione del lebbroso Pannisca, che, accostatosi alla cassa, avrebbe riacquistato incredibilmente vigore.

Alla notizia di questi avvenimenti sorprendenti iniziarono subito pellegrinaggi dai centri abitati limitrofi; e da quel 1 maggio 1414 una folla incredibile si accalca annualmente a Melilli per rendere onore e chiedere grazie al Santo degli Iblei.

Dalla fine dell’800 i festeggiamenti in onore di San Sebastiano vennero posticipati da giorno 1 maggio al 4, per garantire l’ordine pubblico poiché nel frattempo anche in Italia veniva confermata la festa dei lavoratori.

Anche quest’anno, nonostante la pandemia, quindi seppur limitatamente e seguendo con rigida fermezza tutte le norme vigenti, si è voluto fermamente tributare onore a San Sebastiano, tanto più che il Santo Padre ha proclamato il mese di maggio in corso quello “della preghiera incessante per la fine della pandemia”.

Per l’occasione è stata anche organizzata una magnifica mostra con monumentali immagini, all’interno dell’artistico loggiato della Piazza, rappresentanti sia i cosiddetti “Nuri”, cioè quei pellegrini vestiti di bianco che annualmente tra la notte del 3 maggio e l’alba del 4 si recano a rendere omaggio al Santo, sia i luoghi caratteristi del centro abitato.
Una lunga serie di iniziative sono state proposte per tutto l’arco del mese di maggio – ha ribadito il Sindaco Giuseppe Carta – grazie ad una fattiva cooperazione di ogni membro della Giunta comunale, di tutti i collaboratori, dell’Amministrazione al completo, delle associazioni culturali e del parroco don Giuseppe Blandino.

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