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Economia

Reddito di cittadinanza, in Sicilia solo uno su sei è stato avviato al lavoro

Di Michele Guccione

Palermo. Chi segue le cronache del lavoro sa bene che quando sono scattate le misure di protezione sanitaria, il ministero del Lavoro e poi la Regione hanno sospeso per i percettori di Reddito di cittadinanza l’obbligo di presentarsi agli appuntamenti già fissati presso i Centri per l’impiego per sottoscrivere il Patto per il lavoro o per definire il profilo personalizzato. Tali appuntamenti, è stato precisato, si sarebbero svolti online e gli interessati sarebbero stati contattati via Sms o mail e poi al telefono.

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Sin da subito a livello nazionale qualche politico ha sollevato la polemica sui navigator, sostenendo che fosse più opportuno sospenderli fino al superamento dell’emergenza. I navigator, giovani laureati, bravi in tecnologia e non sprovveduti, hanno curato di fare girare sui social, durante il “lockdown”, video più o meno divertenti che comunque documentavano con intelligenza ed efficacia l’attività di consulenza, assistenza e aiuto al lavoro che hanno continuato a svolgere da casa, oltre alla stipula online dei Patti per il lavoro. Quindi, affermare che non abbiano fatto nulla è falso. Pertanto, la polemica di questi giorni, che non ha nulla di nuovo e torna come un mantra, è chiaramente rivolta più al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha più volte mostrato di non essere un genio nella propaganda. Infatti, dal dimostrare che i navigator hanno lavorato a sostenere, come fa Tridico, che il Reddito sia servito a trovare un lavoro, ce ne corre.

A dirlo sono i dati ufficiali elaborati dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, secondo cui in tutta Italia su quasi 2,5 milioni di percettori di Rdc, solo 855mila (al netto di 50.810 esonerati, 14.563 rinviati ai servizi sociali e 71.214 che hanno abbandonato) sono tenuti a sottoscrivere un Patto per il lavoro, e di questi allo scorso 1 marzo lo avevano fatto appena 378.629. Alla fine, gli occupati risultano 65.302, cioè il 17,2%. Significa che i contribuenti pagano il sussidio a due milioni e mezzo di soggetti sapendo che gli occupabili sono solo un terzo e che il lavoro è stato trovato a uno su 40. Finora, quindi, il Reddito, come misura di politica attiva per il lavoro, è stato un flop. Per responsabilità non dei navigator, ma di un sistema che si è affrettato a erogare sussidi senza avere la stessa premura di potenziare i Cpi e di incentivare il mercato del lavoro e la ripresa delle attività economiche.

Va meglio in Sicilia, che in questo quadro risulta la prima regione per occupati titolari di Reddito di Cittadinanza: 14.984 a marzo, pari al 16,1%. Un numero portato per mesi a vanto, ma senza convincere molto. Su 453.870 percettori a marzo (oggi sono più di mezzo milione) circa la metà è tenuta a stipulare il Patto per il lavoro, 210.870. Ma, tolti 13.230 esonerati, 7.588 inviati ai servizi sociali e ben 17.899 che hanno abbandonato (il numero più alto d’Italia), il bacino degli occupabili si è ridotto a 172.153. La metà, 93.243, ha sottoscritto il Patto e, come detto, per 14.984 è stato acceso un rapporto di lavoro.

In un primo tempo si era ipotizzato che si trattasse di persone chiamate per un lavoro a prescindere e che per coincidenza avevano anche il Reddito. Ma ieri, facendo una verifica presso l’Inps, si è visto che il numero di domande di incentivo per l’assunzione di percettori di Reddito più o meno si avvicina a quello degli occupati. Quindi, è reale che questi soggetti siano stati assunti in quanto percettori che portano in dote al datore di lavoro un vantaggio economico.

Ma è la qualità dei contratti di lavoro applicati a fare nascere più di un dubbio, sia sulla reale origine delle assunzioni sia sull’efficacia della misura. Infatti, dice sempre l’Anpal, in linea con quanto accade nel resto d’Italia, di questi quasi 15mila contratti, solo il 18,7% è a tempo indeterminato, mentre il 69,3% è a termine (quasi tutti, il 91,6%, per meno di sei mesi) e il 15% in somministrazione o altre forme precarie. L’analisi porta a ritenere che in molti casi si tratti di personale stagionale o, peggio, in nero che è stato fatto emergere per consentire al datore di lavoro di incassare anche l’indennità prevista per legge.

In questa vicenda, però, vince il positivo apporto dei navigator che, col loro approccio innovativo, hanno consentito di riaccendere l’interruttore dei Centri per l’impiego ridotti all’osso. Nei mesi del “lockdown”, infatti, si sono occupati di 73.235 Patti lavoro già sottoscritti nell’Isola: hanno convocato per l’incontro online 64.695 soggetti (3.075 quelli che non hanno risposto). I presi in carico complessivi sono oggi 51.804 e i Piani personalizzati già attivati sono 51.645. Su questa base di partenza “da remoto” hanno proposto a 1.946 soggetti delle misure di politica attiva (940 con esito positivo), a 13.904 un percorso formativo (3.242 con esito positivo), a 12.942 una proposta di lavoro (1.118 con successo), e persino 1.570 beneficiari hanno chiesto assistenza per avviare percorsi di autoimpiego.

Dunque, se l’opinione diffusa è quella di mezzo milione di parassiti che stanno sul divano a ricevere uno stipendio a casa ben lungi dal volere lavorare, su questa convinzione l’impegno dei navigator ha certamente il merito di avere aperto una breccia. Alla propaganda ideologica dei difensori a spada tratta del Reddito, che ha l’unico risultato di ritorcersi contro i navigator, è da preferire chi, partendo da un bacino comunque codificato e classificato, vuole provare a occuparne la massima parte possibile. Si tratta di attuare finalmente le previsioni della legge di oltre un anno fa e di creare strumenti aggiuntivi. Cioè, basta polemiche, si vada avanti nell’interesse di tutti, migliorando ciò che di buono si è fatto finora.

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