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"L'estate sta finendo": il ritorno dei Righeira

Di Cristina Rossetti
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«L’estate sta finendo è un brano che tocca nell'intimo, un testo universale: ci ricorda che ogni situazione, sentimento, stato d'animo hanno un inizio ed una fine. Per questo i miei live terminano con questa canzone. Non una scelta casuale: quando scendo dal palco è un po' come se l'estate, quel momento magico, finisse. Uno stato d'animo, appunto, che vivo ogni volta e che ho trovato rappresentarmi in questo pezzo - spiega Francesco- Oltretutto la nuova veste che abbiamo dato al brano piace a chi viene a trovarmi ai live e da qui la voglia di inciderla: ho contattato Johnson che si è letteralmente innamorato del progetto! Ci siamo divertiti a registrare, ho trovato un artista-vulcano che ha segnato con i Righeira la musica degli anni Ottanta».

Da parte sua, Johnson Righeira - che stasera col ritrovato Stefano Rota ha rimesso insieme il duo per un concerto al Club Esse Selinunte Beach di Marinella di Selinunte (Trapani), nuovo e esclusivo resort a ridosso delle dune di sabbia della Riserva Naturale del Belice e a due passi dal parco archeologico di Selinunte - racconta così questa nuova avventura:  «Questa canzone non finisce mai di stupirmi... E continua a ricambiare l'amore che ho cercato di trasmetterle quando la scrissi. Può quindi capitare che dopo trent’anni diventi un coro da stadio, adattato a fedi e Paesi diversi. Poi, un giorno all'improvviso, mi chiama Francesco Guasti, chiedendomi di partecipare alla sua versione, così rispettosamente irriguardosa da farla tornare come appena nata, restituendole nuova linfa. Mi ripeto: questa canzone non finisce mai di stupirmi, e se è vero che ogni anno un'estate finisce, viene quasi da credere che si possa provare a non diventare grandi mai...».

Quale è stata la genesi di L’estate sta finendo? «L’idea di fondo è semplice ma universale» continua Johnson Righeira. «L’estate sta finendo esprime un sentimento che prima o poi tutti abbiamo provato, mi riferisco alla nostalgia per il tempo che passa, per le vacanze che finiscono, per gli amori che se ne vanno». Le parole, assicura Johnson, gli sono venute dal cuore «ho scritto quello che mi suggeriva la stagione, ho iniziato a comporla da solo, all’inizio degli anni Ottanta, poi l’abbiamo ampliata, anche con la collaborazione dei nostri produttori». Nulla di studiato quindi, nulla di costruito a tavolino, anzi. «I discografici erano molto preoccupati» racconta il cantante «pensavano che il pubblico non avrebbe apprezzato una canzone che parlava della fine dell’estate già a giugno e invece non fu così». Già, davvero imperscrutabili le vie del “tormentone”. E il termine non è usato a caso visto che, stando a quanto riporta lo Zingarelli, sarebbe stato coniato, proprio grazie al duo torinese, nel 1983, anno in cui esplode su tutte le spiagge il successo di Vamos a la playa.

Ma tra l’archetipo delle hit da ombrellone e L’estate sta finendo c’è di mezzo il mare nero della nostalgia, come spiega il cantante: «Questa canzone parla anche della paura di crescere». “Sto diventando grande lo sai che non mi va”, lamentava il duo. Eppure con lui, e con “Michael”, in quel lontano 1985, il Paese stava diventando grande davvero. Si chiudeva un tempo, quello dell’Italia rampante, edonista, godereccia che ballava, sotto la bandiera del disimpegno, al ritmo di un’estate che sembrava non dover finire mai. Certo, la canzone è scacciapensieri e senza pretese di contenuti “alti” ma il senso di fine che si respira in quell’ossessivo ritornello l’ha inevitabilmente trasformata in una metafora sulla fine dell’età dell’innocenza.

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