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Formazione e Lavoro

«La chiave di volta è avere fiducia nel cambiamento»

Distefano, responsabile di Forum: «Crisi, pandemia e guerra hanno modificato il mondo del lavoro ma non siate scettici» 

Di Ottavio Gintoli

Bisogna ritrovare fiducia nel mondo del lavoro e nelle nuove professioni, dettate dal mercato e da una società che è in costante cambiamento. Ciò vuol dire che non bisogna avere paura dei cambiamenti. E a confermare questa teoria c’è anche il prezioso e stimato punto di vista offerto da Giovanni Distefano, responsabile dell’ente Forum (Formazione orientamento risorse umane), con oltre 30 anni di esperienza nel mondo della formazione professionale e centinaia di giovani “lanciati” in diversi settori dopo aver frequentato e completato corsi professionali. 
«Prima la crisi economica - spiega Distefano - poi la pandemia e adesso anche la guerra: tutti fattori che stanno modificando abitudini e approccio al lavoro delle nuove generazioni. Noto un atteggiamento di scetticismo, da parte di chi è alla ricerca di un lavoro, nei confronti della classe imprenditoriale e di perdita di fiducia nel futuro».

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A cosa potrebbe essere dovuto tutto ciò?
«Le cause non sono mai dovute a un solo fattore ma a una serie di concause. Molti puntano l’indice semplicisticamente sul reddito di cittadinanza ma io penso che alcune responsabilità siano da ricercare anche nella carenza di cultura di una certa classe imprenditoriale rispetto alla valorizzazione del capitale umano».
 «Scelte sbagliate anche da parte di noi formatori che spesso abbiamo proposto corsi ormai superati dal mercato senza sforzarci di fare una seria analisi del fabbisogno; una grossa responsabilità sicuramente ricade nella mancanza di investimenti seri nella formazione e nell’istruzione per non parlare del disastro politico/amministrativo della formazione professionale in Sicilia determinato dal governo Crocetta e al quale purtroppo il governo attuale - seppur apprezzando una certa inversione di tendenza - non ha avuto abbastanza coraggio in alcune scelte».

Consigli per le nuove generazioni?
«Posso consigliare di non mollare la presa perché il futuro è nelle loro mani e di dedicarsi con serietà e impegno allo studio e alla formazione. Oggi loro, più dei loro padri, hanno la possibilità con un clic di raggiungere persone e aziende dall’altra parte del pianeta in tempo reale. Devono guardare al mercato con la mente aperta a nuove prospettive, nulla è proibito e ugualmente il discorso può estendersi alle Pmi Siciliane che hanno bisogno di investire in marketing strategico con l’utilizzo dei nuovi strumenti che mette a disposizione la digitalizzazione».

 

 

Un settore, la digitalizzazione, in cui l’Italia non eccelle tantissimo. Vero?
«Nell’edizione 2021 dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (desi) calcolato dalla Commissione europea, l’Italia rimane fanalino di coda, risultando 20^ sui 27 Stati membri dell’Ue con un punteggio di circa 5 punti inferiore alla media (45,5 vs 50,7)».
«I top performer risultano essere i paesi nordici, Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, che sfiorano i 70 punti. Spagna (57,4) e Germania (54,1) si posizionano sopra la media europea, mentre la Francia (50,6) è al di sotto, comunque con un vantaggio rispetto all’Italia».

C’è un problema di “capitale umano”?
«Se l’Italia è 20^ nel totale desi, scende a 25^ per “capitale umano”, con -12 punti dalla media europea. Incidono sul risultato gap particolarmente rilevanti nelle competenze digitali della popolazione 16-74 anni, sia a livello base (42% delle persone 16-74 anni e 56% in Ue) sia a livello più avanzato (22% vs 31%)».
«Distanze si rilevano anche per gli specialisti Ict: sono il 3,6% dell’occupazione e appena l’1,3% dei laureati italiani, a confronto con rispettivamente 4,3% e 3,9% a livello Ue».

Possiamo dire che il futuro del mercato del lavoro è anche nella comunicazione multimediale?
«Sì, è un ramo fondamentale per aziende pubbliche e private, per associazioni e privati. Influencer, youtuber, tiktoker, streamer hanno le competenze digitali per arrivare tramite smartphone nelle case di milioni di persone. La comunicazione cambia costantemente e i grandi big online sono diventati gli editori digitali per eccellenza».

E’ un po’ quello che ci ha lasciato di nuovo la pandemia?
«La pandemia ha fatto scoprire a molti di noi la tecnologia di comunicazione a distanza, le piattaforme online prolificano a costi accessibili, occorre studiare le lingue e scopriremo nuove competenze e nuove abilità che pensavamo di non avere e anche realizzeremo obiettivi impensati. La Sicilia è avvantaggiata dal patrimonio culturale e naturale di cui dispone e il turismo deve essere fonte di sviluppo e anche da traino per gli altri settori come l’edilizia e i servizi. Un altro settore che nei prossimi anni offrirà ancora opportunità di occupazione sarà quello sanitario, in cui le figura specializzate a supporto della classe medica saranno molto richieste».

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