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Il soldi per l'integrazione spesi in sagre e presepi

Di Livio Giordano

VIZZINI - L'integrazione dei migranti, nel Calatino, ha il sapore dell'uva da tavola di Licodia Eubea e del pecorino di Castel di Iudica, le atmosfere del Presepe verghiano e multietnico di Vizzini, i ritmi dell'Agosto mirabellese e la cadenza strettamente legata agli irrinunciabili appuntamenti di paese. Sagre, feste e ricorrenze, spesso con tradizioni decennali alle spalle, adesso riconvertite - in alcuni casi con un semplice cambio di denominazione - alla nobile causa dell'inserimento dei profughi nel tessuto sociale dei nove Comuni del consorzio «Calatino Terra d'Accoglienza». Chi l'avrebbe detto che in soccorso dei sindaci impegnati a raschiare il fondo di bilanci spesso nemmeno abbozzati potessero venire proprio loro, gli ospiti del Cara di Mineo?   Nell'ultimo anno il consorzio ha destinato alle amministrazioni quasi 200mila euro di contributi per «progetti d'integrazione», finanziati con una parte del “tesoretto” messo da parte grazie ai 40 centesimi trattenuti dalla quota ospite giornaliera. Diecimila euro per ogni Comune la scorsa estate, saliti a dodicimila per il Natale. Risorse fondamentali per puntellare, in nome dell'integrazione, i prospetti finanziari di decine di manifestazioni.   Tra voci di spesa e affidamenti, tuttavia, emerge qualche ombra. Tutti i progetti prevedevano la partecipazione dei migranti agli eventi. Alcune volte diretta, nelle vesti di giocatori di un triangolare di calcio, come a Licodia, o di comparse in un presepe, nel caso di Vizzini. Più spesso indiretta, come semplici turisti ai quali garantire la trasferta e un pasto da consumare sul posto. A intestarsi le spese, grazie al contributo del consorzio, sono i Comuni, che con l'avanzo (sempre sostanzioso) coprono poi gli altri costi: dalle luminarie ai palchi per le esibizioni. Il caso più emblematico è quello di San Cono, dove il preventivo indica 1.500 euro per «transfer e accoglienza ospiti Cara», ma gli organizzatori riescono a stringere ulteriormente la cinghia, cavandosela con meno della metà: 330 euro per il trasporto di 50 fortunati ospiti e 400 euro per sfamarli. Il resto del contributo serve per il contorno: esibizioni musicali, festa di Santa Lucia, presepe, spettacoli, mercatini e illuminazione.   Ma i fondi per l'integrazione possono indirettamente tornare utili anche per altri scopi. Questo, almeno, è ciò che pensa chi sostiene che a San Michele di Ganzaria un laboratorio di cucina per migranti sia diventato la scusa per comprare attrezzature e finanziare il completamento della mensa scolastica dell'Istituto «Felice Costa». «Se gli studenti avranno la mensa tanto attesa - fa notare Gabriele Gentile, blogger con l'occhio attento per tutto ciò che succede nel suo paese - sarà grazie ai tavolini e alle pentole pagati con la disperazione di altri ragazzi».   Zero sforzi e zero imprevisti, invece, per il Natale di Mirabella Imbaccari, visto che l'Amministrazione ha scelto il consorzio Sol. Calatino (uno dei partners della cordata che gestisce i servizi del Cara) per la realizzazione di non meglio specificate «attività progettuali», di cui lo stesso soggetto privato si impegna a cofinanziare «eventuali altre spese necessarie» oltre ai 12mila euro già stanziati. I sindaci, già interpellati dopo la prima fetta di contributi, fanno quadrato, seppur con qualche distinguo. «Che si tratti di un aiuto è fuori di dubbio - aveva ammesso Giovanni Verga, primo cittadino di Licodia Eubea -, ma la festa l'avremmo fatta lo stesso, magari con spettacoli meno costosi».   Pochi giri di parole per Vincenzo Marchingiglio, sindaco di Mirabella Imbaccari, secondo cui «è innegabile che ci abbiano dato una mano. Il problema di fondo c'è, il Comune è senza soldi. Ma non bisogna approfittare». Franco Zappalà, che guida dell'amministrazione comunale di Ramacca, tiene a precisare che per la Sagra del carciofo non sono previsti progetti per l'integrazione, ma poi si sfoga dicendo che «siamo senza soldi e siamo disperati. Siamo costretti a guardare con interesse a quelle piccole somme». E confessa di non poter essere «l'unico che fa progetti rivolti soltanto agli extracomunitari, mentre tutti fanno progetti “misti”». Gli amministratori concordano anche sulla necessità di «fare integrazione in momenti di massimo coinvolgimento, non possiamo inventare nuove iniziative». Bastano le vecchie, che i migranti aiutano tenere in vita. Per loro, in fondo, non c'è differenza.

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