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Cronaca

«La canapa fa parte della tradizione siciliana ed è una pianta molto adattabile»

Di Gianluca Reale

CATANIA - «La coltivazione della canapa è una grossa opportunità per la Sicilia, soprattutto se viene vista come occasione di rigenerare l’agricoltura perché dal punto di vista agronomico ha innumerevoli vantaggi». Il professore Paolo Guarnaccia, del Dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente dell’Università di Catania, da qualche anno segue da vicino il settore della coltivazione della canapa ed è il responsabile scientifico del progetto di ricerca che il Di3A ha portato avanti grazie a una convenzione con Canapar che a Ragusa ha recentemente inaugurato i lavori per la realizzazione di un impianto di trasformazione. «Il progetto di ricerca ha seguito la messa a punto della tecnica colturale della canapa nel nostro ambiente, la scelta della varietà più adatta in funzione ai processi di raccolta, essiccazione e lavorazione - spiega Guarnaccia -. Coltivare la canapa fa parte della nostra tradizione. Fino agli anni Trenta l’Italia era il secondo produttore al mondo di canapa».

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Oggi si può di nuovo coltivare?

«La legge 242/2016 stabilisce che è vietata la coltivazione della canapa che contiene più dello 0,2% di thc (tetraidrocannabinolo), il principio psicoattivo. Nell’Unione europea esiste un elenco di tutte le varietà che contengono meno dello 0,2% di thc e che possono essere coltivate. Tutte queste definiscono il settore della cosiddetta canapa industriale. Una canapa che può essere coltivata in campo aperto e su grandi superfici».

Attualmente in Sicilia quante superfici sono coltivate a canapa?

«Fino a tre anni fa solo pochi ettari, poi divennero una decina, l’anno scorso abbiamo registrato un’estensione di circa 40 ettari, soprattutto per uso alimentare. Con l’investimento di Canapar nel 2019 raggiungeremo i 350 ettari circa».

Una nuova opportunità per l’agricoltura?

«La canapa ha molte peculiarità positive: si adatta a diverse situazioni, non ha bisogno di concimazioni chimiche né di diserbanti e trattamenti, controlla le piante infestanti e quindi ha una funzione rinettante e in agricoltura biologica in rotazione con le altre colture è anche utile perché lascia il terreno pulito e molto ricco di sostanze organiche grazie alle foglie che ricadono sul terreno. Inoltre ha un ciclo primaverile estivo: si semina a marzo, i fiori si raccolgono a giugno e inizio luglio, gli steli anche dopo».

Quali impieghi può avere la canapa industriale?

«Per uso farmacologico e cosmetico utilizzando le infiorescenze. Dagli steli, che attualmente sono degli scarti di produzione, si possono ricavare fibre da impiegare nel tessile, nella carta o nella bioedilizia. Infine, il seme si utilizza nel settore alimentare per fare farine e olio, molto ricco di Omega 3 e Omega 6».

Si parla sempre dei “cannabinoidi”...

«L’infiorescenza della canapa contiene circa una quarantina di cosiddetti “cannabinoidi”, tra i quali ci sono anche i “famosi” thc e cbd. Molti di essi il nostro corpo li produce già in via endogena. Assumere cannabinoidi esterni, in caso di malattie o di gravi squilibri, può essere molto efficace. Dal punto di vista scientifico, oggi, anziché isolare i singoli cannabinoidi si sta cercando di studiare l’intero fitocomplesso del fiore della canapa per vedere che effetti positivi può avere sulla salute».

E la canapa medica?

«La canapa medica, o ludica, ha un thc molto più alto e può essere utilizzata sotto la guida del medico per malattie gravi. Questo settore è molto contingentato: il ministero della Salute al momento ha rilasciato una sola concessione all’Istituto medico militare di Firenze che, però, produce soltanto 100 chili di infiorescenze all’anno. C’è quindi un grande fermento a livello legislativo e anche sul mercato: molte imprese stanno investendo in Italia e in tutto il Sud Europa nella prospettiva che si apra e si regolamenti la coltivazione della canapa medica. Un business importante».

Che resa ha la canapa industriale?

«La canapa industriale si vende a circa 5 euro/kg per prodotto essiccato. Per dare una misura, la cosiddetta canapa “light” si vende anche a 500 euro/kg, quella medica a 5000 euro/kg».

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