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Dopo le ELEZIONI

Europee, l’effetto domino sulla Regione: Tamajo riflette e Chinnici aspetta. Ma c’è il piano B: lei assessora alla Salute

Ecco i nuovi equilibri dentro e fuori i partiti e come condizioneranno l'assetto del governo Schifani

Di Mario Barresi |

E adesso tutti lì a interrogare la Sibilla di Partanna-Mondello: che fa Edy Tamajo? Va al Parlamento europeo, anche per non tradire gli oltre 120mila elettori che lo hanno incoronato di nuovo recordman delle urne in Sicilia? Oppure rinuncia allo scranno, magari dopo essersi tolto la soddisfazione dell’insediamento a Strasburgo, facendo spazio all’uscente non rieletta Caterina Chinnici?

Ma l’amletico dubbio, che il diretto interessato scioglierà «dopo aver parlato con Schifani e Tajani», non è l’unica questione aperta nel centrodestra siciliano dopo le Europee. I nuovi equilibri dentro e fuori i partiti, così come le scorie di una campagna elettorale fratricida, condizioneranno l’assetto del governo regionale. A partire dal rimpasto che Renato Schifani ha già annunciato in tempi non sospetti.

Ed è proprio il partito del governatore a registrare le maggiori fibrillazioni. Teoricamente ci sono due assessori (che sono anche deputati all’Ars) neo-eletti da sostituire. Su Marco Falcone non c’è alcun dubbio: andrà a Bruxelles e a Sala d’Ercole gli subentrerà Salvo Tomarchio, in giunta con Enrico Trantino, con un altro effetto-domino a Catania. Ma Falcone, con 100mila voti in saccoccia e la sponda romana di Maurizio Gasparri e Giorgio Mulè, chiede l’ingresso in giunta di un assessore che rappresenti «metà del partito siciliano» . Le ipotesi sono diverse: da Stefano Pellegrino, capogruppo all’Ars, alla deputata regionale Margherita La Rocca Ruvolo, forte di 28mila voti alle Europee. Ma c’è anche chi ipotizza una nomination per Giovanni La Via, ex assessore ed ex eurodeputato, uomo-ombra di Falcone in campagna elettorale.

Ma la scelta dell’assessore “falconiano”, comunque un rospo che Schifani non vuole ingoiare, dipende anche da altre variabili. La prima è la scelta di Tamajo. Il titolare delle Attività produttive è combattuto. Certo, se potesse davvero metterla in pratica, lui una soluzione l’avrebbe in famiglia: fare l’eurodeputato e piazzare il padre, il mitico Aristide Tamajo, al suo posto. Ma è complicato. Se restasse in giunta, comunque, “Mr. Preferenze” vorrebbe un upgrade di deleghe: la Salute è il suo obiettivo. Ma si sondano tutte le alternative. La più semplice, in caso di accettazione del seggio a Bruxelles, sarebbe l’ingresso di Ciccio Cascio, primo dei non eletti all’Ars, magari col doppio ruolo di deputato-assessore.

Diverse anime

Ma nella Forza Italia dalle diverse anime, con gli appetiti degli alleati imbarcati nella lista delle Europee, è un puzzle complicato. Che potrebbe essere in gran parte risolto da un piano B che riguarda proprio Chinnici, benedetto dai vertici del partito: «Se Tamajo non le lascia il posto, lei farà l’assessore alla Salute», si lascia sfuggire un big azzurro. Una prospettiva che farebbe felice Raffaele Lombardo, principale portatore di voti della magistrata, che a Palazzo d’Orléans aveva già discusso di rimpasto. Senza nascondere che l’Mpa vorrebbe il secondo assessore, oltre all’irremovibile (per Lombardo, un po’ meno per Schifani) Roberto Di Mauro ai Rifiuti. E Chinnici al posto di Giovanna Volo, che il presidente vorrebbe comunque cambiare (magari con Salvatore Iacolino), potrebbe essere un’“indipendente” ideale, a metà fra forzisti e autonomisti. E pure la nemesi politica finale: la candidata dem sconfitta nella giunta dell’eletto. In ballo c’è anche Nicola D’Agostino, schifaniano di ferro ed ex Sicilia Futura come Tamajo. Stavolta potrebbe toccare a lui.

Anche Totò Cuffaro è fra i donatori di voti a Fi, ma il leader Dc non chiede più posti in giunta. Semmai ha il problema di gestire i due che ha: Nuccia Albano (Famiglia) e Andrea Messina (Autonomie locali) potrebbero entrare in un turn over per ragioni di equilibri interni. Con Ignazio Abbate, supporter di Tamajo, gradito a Schifani, e il capogruppo Carmelo Pace in lizza. Non sembra esserci spazio per Noi Moderati, nonostante l’apporto di Massimo Dell’Utri (è a lui che pensa Saverio Romano per la giunta) alla causa forzista.

Più definito il quadro in Fratelli d’Italia. In uscita Elena Pagana (Territorio e Ambiente), per “colpa” della sopravvenuta elezione del marito Ruggero Razza. Il che ha un retrogusto di sessismo, ma tant’è. «Nulla contro Elena, ma una stessa componente – ragionano nel partito – non può avere un ministro, un eurodeputato e un assessore». In panchina si riscalda già la deputata regionale Giusi Savarino, forte anche della «candidatura di servizio» alle Europee chiesta da Giovanni Donzelli. Intoccabili, seppur per ragioni diverse, Alessandro Aricò (Infrastrutture) ed Elvira Amata (Turismo), l’unico in bilico della delegazione di FdI è Francesco Scarpinato (Beni culturali), ma più per un’idea di Schifani che per una scelta del partito. Nel quale comunque si fa il nome di Nicola Catania, defenestrato dall’Ars dal ricorso di Peppe Bica.

La Lega aspetta l’esito del ricorso di Luca Sammartino contro la sospensione nell’inchiesta per corruzione a Catania. Se dovesse essere accolto, la via l’ha già indicata Matteo Salvini in un evento elettorale a Catania: «Dovrà tornare a essere un ottimo assessore». Se così non fosse, la scelta del sostituto all’Agricoltura spetterebbe comunque allo stesso Sammartino, demiurgo della lista che ha incassato un non scontato 7,5%, in crescita rispetto a Politiche e Regionali. Fuori gioco sembra l’uscente non rieletta Annalisa Tardino (una delle ipotesi circolate per la giunta), mentre l’assessore Mimmo Turano, che con Schifani non s’è mai preso, con i suoi 18mila voti s’è conquistato una possibile riconferma.

Luglio caldo

Il rimpasto si farà a luglio. Magari dopo la prima plenaria a Strasburgo. Con un tema che alcuni alleati ancora sussurrano: ma sono in gioco anche le deleghe. Fra le più ambite, oltre alla Salute forzista, ci sono Agricoltura e Formazione, in mano alla Lega, su cui fanno un pensierino i meloniani. Sarà un’estate rovente. E gli incendi stavolta non c’entrano.

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