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Politica

Palermo, cronaca del clamoroso pasticcio elettorale. Lamorgese: «Da presidenti “disertori” comportamento gravissimo»

Quella che doveva essere una giornata di attesa si è trasformata in un flop senza precedenti

Di Alfredo Pecoraro

Dopo settimane di veleni, polemiche sui condannati per mafia Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro in sostegno di Roberto Lagalla, l’arresto di due candidati (Fi e FdI) per scambio elettorale politico-mafioso e i quattro «impresentabili» dell’Antimafia, oggi i fari dovevano essere puntati solo sull'apertura delle urne con l’attesa per lo spoglio di domani, alle 14. E invece è andato in scena un pasticcio clamoroso. Senza precedenti. Tanto che c'è chi, come l'Ordine degli avvocati di Palermo, invoca addirittura l'annullamento delle elezioni. E chi, come Lega e FdI, mette sulla graticola la ministra Luciana Lamorgese per «la pessima gestione», mentre la Procura sta valutando alcune segnalazioni acquisite: i reati che potrebbero prospettarsi vanno dall’interruzione di pubblico servizio al rifiuto di atti d’ufficio. 

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A far esplodere il caos è stato il forfait di quasi un terzo dei presidenti designati nei 600 seggi per le amministrative, in concomitanza con l’attesa partita casalinga del Palermo con il Padova per la promozione in B che ha registrato il «tutto esaurito». Ieri in apertura delle sezioni per le operazioni preliminari si è scoperto che 174 presidenti avevano rinunciato, mentre in molte sezioni le schede elettorali sono state consegnate con 3-4 ore di ritardo mandando in tilt le operazioni preliminari.

E’ partita una inaspettata corsa contro il tempo per sostituire i presidenti: per tutta la notte Comune e Prefettura hanno fatto i salti mortali per evitare il peggio; sono stati mobilitati i vigili urbani, l’amministrazione comunale ha persino lanciato un appello rivolto a tutti andando in deroga alle disposizioni che prevedono la selezione dei presidenti da un apposito albo dovendo avere alcune caratteristiche per potere ricevere l’avallo della Corte d’appello.

Nei seggi rimasti vacanti, gli scrutatori sono rimasti "ostaggio" fino alle 2 della notte nella speranza che arrivasse il sostituto-presidente; in 64 sono stati trovati poco prima della mezzanotte, per gli altri la ricerca è andata per le lunghe e oltre i termini di legge. Infatti mentre la maggior parte dei seggi stamattina, alle 7, ha aperto le porte agli elettori, nel resto delle sezioni senza presidente è successo un pandemonio. Centinaia di elettori hanno trovato le porte chiuse e sono stati invitati dagli scrutatori a tornare più avanti nella giornata tra rabbia e stupore. 

 

 

In realtà il pasticcio si sarebbe potuto evitare: venerdì pomeriggio il Comune aveva chiesto aiuto agli Ordini degli avvocati e dei dottori commercialisti proprio per sostituire i «disertori», anche se la vera corsa contro il tempo è scattata solo ieri dopo le 16, quando il caso è esploso nella sua evidenza.

Toccherà agli investigatori accertare quante rinunce siano state comunicate, seppure a ridosso delle operazioni di voto, e se siano state motivate adeguatamente e quanti presidenti incaricati abbiano invece dato forfait senza alcuna comunicazione.

Ad aggravare la situazione sarebbe stato l'attacco hacker subito dal Comune di Palermo nei giorni scorsi che avrebbe mandato in tilt anche la ricezione delle mail via pec. Alcuni presidenti incaricati avrebbero informato della rinuncia per tempo, ma l’email non sarebbe arrivata al Comune.

«Con la partita decisiva per la promozione del Palermo in programma stasera alle 21.15 - dicono alcuni rappresentanti di lista - era assolutamente prevedibile cosa sarebbe accaduto, ma la Prefettura non solo ha provveduto a rinviare la partita, ma neppure ha pensato a un piano b». 

Chiamata in causa ripetutamente nel corso della giornata, solo a tarda sera la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese ha detto la sua su quanto accaduto a Palermo: «E' gravissimo - ha affermato la titolare del Viminale - che senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto. Un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni e per i cittadini chiamati in questa giornata elettorale e referendaria ad esercitare un diritto costituzionale fondamentale per la vita democratica del Paese».

«La procura di Palermo - ha aggiunto la titolare del Viminale - valuterà gli eventuali profili di responsabilità conseguenti alle segnalazioni inviate dal Comune, competente per le procedure di insediamento dei seggi e di sostituzione dei presidenti». 

 

 

Di fronte alle richieste di proroga del voto fino a lunedì - fatte durante la giornata da molti tra cui Matteo Salvini (Lega), Ignazio La Russa (FdI) e il governatore della Sicilia Nello Musumeci - il Viminale prima ha escluso la deroga, poi ha inviato una nota alla Prefettura chiedendo l’immediato accorpamento delle sezioni senza presidenti a quelle operative, chiarendo inoltre che gli elettori che si troveranno all’interno dei seggi potranno votare anche oltre le 23 (orario di chiusura previsto).

Intorno alle 13 è arrivata la svolta. Prima è stato il Viminale a comunicare che la situazione si avviava alla "normalità", poi la Prefettura e il Comune hanno annunciato di avere completato la sostituzione dei presidenti rinunciatari in tutti i seggi che erano rimasti scoperti e che quindi non sarebbe stato necessario l’accorpamento indicato dal ministero.

La frittata però ormai era fatta. Tante sono le denunce nei commissariati di polizia e nelle stazioni dei carabinieri fatte da semplici elettori; il Comune ha depositato un esposto in Procura contro i presidenti rinunciatari. E dopo lo spoglio di domani con l’esito indicativo a metà scrutinio, appare probabile il ricorso alle carte bollate nelle aule di giustizia da parte degli sconfitti.

Peggio di così l’era post-Leoluca Orlando non poteva aprirsi. 

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