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Siracusa

Araba Fenice, sfilza di condanne per i boss ma assolto consigliere comunale Spadaro

Il coinvolgimento dell'amministratore fu uno degli elementi che spinse il ministero dell'Interno a sciogliere per mafia il Comune di Pachino

Di Francesco Nania

L’assoluzione dell’ex consigliere comunale Salvatore Spataro, accusato di associazione mafiosa ma assolto perché il fatto non sussiste, dal tribunale penale di Siracusa, riaccende i riflettori sullo scioglimento del consiglio comunale di Pachino, avvenuto nel febbraio 2019.

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Alla base del provvedimento dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, c’era proprio il coinvolgimento di Spataro nell’operazione “Araba Fenice”, portata ab termine dai poliziotti della squadra mobile siracusana con il coordinamento della Dda di Catania.

«In questi anni gliene sono state dette di tutti i colori – ha commentato l’avvocato Giuseppe Gurrieri, che difende Spataro – che era il consigliere mafioso, che era amico del boss che poi, dalla sentenza s’è scoperto che il boss di Pachino non era tale fino al maggio 2015. Abbiamo messo tutto l’impegno possibile per dimostrare l’estraneità del nostro assistito ai fatti oggetto della contestazione e l’auspicio si è manifestato con la sentenza di assoluzione».

Al verdetto favorevole per Spataro, ha fatto da contraltare la sfilza di condanne inflitte dal tribunale, a cominciare dal boss di Pachino, Salvatore Giuliano, condannato alla pena di 24 anni per associazione mafiosa (a far data dal maggio 2015), così come aveva sollecitato il pm Alessandro La Rosa della Dda. Giuseppe Vizzini è stato condannato a 18 anni di reclusione. Severe condanne hanno riportato i fratelli Aprile: Claudio 19 anni e mezzo per l’associazione e 7 anni e 9 mesi per estorsione, furti e droga; Giuseppe 18 anni e mezzo per l’associazione e 8 anni e un mese, in continuazione, per gli altri reati; Giovanni 18 anni e mezzo per associazione mafiosa, 13 anni e 8 mesi per gli altri reati. 

Il tribunale ha inflitto 12 anni di reclusione e 10mila euro di multa all’ex assistente della polizia di Stato Nunzio Agatino Scalisi. Condannati anche Simone Vizzini a 6 anni e un mese, Giuseppe Villari a 6 anni, Giuseppe Salvatore Agnello, Sergio Arangio a 3 anni, inflitti 3 anni e 2 mesi Rosario Costa, 3 anni e un mese ciascuno ad Alex Costa e Daniele Di Stefano, 2 anni e un mese a Maria Sanguedolce, un anno e 4 mesi a Salvatore La Rosa, un anno ad Antonino Cavarra.

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