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Confiscati beni per 400 milioni euro all'ex deputato regionale Giuseppe Acanto

Il provvedimento del Tribunale di Palermo eseguito dalla Dia. Secondo gli investigatori l'ex politico sarebbe legato ai vertici del clan mafioso di Villabate

Confiscati beni per 400 mila euro all'ex deputato regionale Giuseppe Acanto

La Dia di Palermo ha eseguito la confisca di beni mobili e immobili per oltre 400 milioni di euro, dopo la decisione presa qualche giorno fa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale, nei confronti dell’ex deputato regionale Giuseppe Acanto, 58 anni, ritenuto legato ai vertici di Cosa nostra a Villabate.

La confisca riguarda rapporti bancari, capitale sociale e relativi compendi aziendali e quote societarie. Acanto, inoltre, è stato ritenuto dal Tribunale di Palermo socialmente pericoloso e per questo sottoposto a sorveglianza speciale per quattro anni, a partire dal 2018.

Secondo la Dia, Acanto negli anni '90 era socio in affari illeciti con Giovanni Sucato, il cosiddetto "mago dei soldi" che, dopo aver truffato migliaia di persone tra cui anche alcuni appartenenti a Cosa nostra, sparì poi con un ingente capitale e il cui cadavere, nel 1996, fu trovato carbonizzato all’interno della propria auto.

Anche Acanto dopo aver subito l'incendio nello studio professionale si rese irreperibile. Nel 1994, dopo essere stato perdonato grazie alla mediazione di elementi di spicco della famiglia di Villabate, riprese l'attività di commercialista, dedicandosi alla costituzione di società in nome e per conto degli uomini d’onore.

Secondo gli investigatori riuscì a trovare interlocutori privilegiati all’interno dell’amministrazione del comune di Villabate (in seguito sciolto per infiltrazioni mafiose) facendosi nominare direttore del locale mercato ortofrutticolo e avvicinatosi all’attività politica, si occupò di sviluppare ogni operazione economica d’interesse della locale famiglia mafiosa, come la costruzione del centro commerciale.

Candidato alle elezioni amministrative del 2001 con la lista Biancofiore, con il sostegno della cosca locale, risultò il primo dei non eletti, riuscendo poi comunque ad accedere ad un seggio all’Assemblea regionale siciliana.

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