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Cronaca

Scieri, l'inchiesta militare: un altro indagato, prelevati impronte e Dna

Di Massimiliano Torneo

Si estende anche agli altri indagati l’inchiesta della Procura generale militare sull’omicidio di Emanuele Scieri. Dopo Alessandro Panella, 40enne di Cerveteri, invitato a comparire nella caserma dei carabinieri del suo paese il 12 novembre scorso, anche Luigi Zabara, 41enne della provincia di Frosinone, è formalmente indagato. Verosimilmente lo sarà presto anche il terzo ex commilitone di Emanuele, Andrea Antico, riminese, già indagato insieme agli altri due con la stessa accusa, nell’inchiesta della Procura ordinaria di Pisa. Ma al momento il suo legale, Massimo Cerbari, assicura che Antico non è stato raggiunto da alcuna notifica.

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Panella e Zabara sì, dunque. Domenica mattina nella casa di quest’ultimo su richiesta del sostituto procuratore della Procura generale militare di Roma, Isacco Giustiniani, i carabinieri hanno effettuato una perquisizione. Inoltre a Zabara sono state rilevate le impronte; su di lui eseguito anche il tampone del dna.

Anche su Panella era stato eseguito il test del dna, lo scorso 20 novembre, ma a differenza di Zabara che ha dato il suo consenso, era stato necessario disporre, da parte della procura generale militare, il prelievo coattivo di campioni biologici: una settimana prima, infatti, l’ex caporale si era rifiutato di fare il tampone.

In piedi, dunque, ci sono due indagini parallele sulla morte di Emanuele Scieri. Una è quella della Procura ordinaria di Pisa, partita nell’autunno di due anni fa sulle basi del lavoro svolto dalla commissioni parlamentare presieduta da Sofia Amoddio. L’altra è quella della Procura generale militare, che lo scorso settembre ha avocato il fascicolo pendente alla Procura militare della Capitale e, contestualmente, richiesto a Pisa la trasmissione degli atti d’indagine, avanzando il diritto di competenza e giurisdizione. Al momento non c’è alcun conflitto sollevato in Cassazione, ma la doppia indagine non potrà proseguire a lungo.

Si infrangerà, infatti, sul primo giudice chiamato a pronunciarsi nel merito del reato contestato. E visti i tempi, è certo che questo accadrà a Pisa, dove la Procura è prossima alla chiusura indagini. I legali se l’aspettano a gennaio. Sarà il gip di Pisa, a quel punto, a doversi porre il problema della giurisdizione: militare o ordinaria.

Panella, Zabara e Antico sono accusati dall’agosto 2018, a Pisa, di aver causato la morte di Emanuele nell’ambito di episodi di nonnismo. Di averlo fatto salire sulla “famosa” torretta asciugatoio dei paracadute, averne causato la caduta e averlo lasciato a terra agonizzante. Proprio l’eventualità che Emanuele potesse essere salvato dopo la procurata caduta dalla torretta è quella che, secondo la Procura pisana, certificherebbe l’omicidio volontario. Dando sostegno, così, all’unica ipotesi di reato non prescritta. Per questo Pisa, a maggio, ha disposto la riesumazione del corpo di Lele e avviato una delicata perizia cadaverica affidata alla direttrice del Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’Università di Milano, Cristina Cattaneo. La perizia è in fase conclusiva, e di conseguenza l’indagine, così come ha dichiarato lo stesso capo della Procura pisana, Alessandro Crini, al nostro giornale poco più di un mese fa.

La Procura generale militare, invece, ha avviato l’indagine a fine settembre, dopo aver avocato il fascicolo pendente alla Procura militare della Capitale. La questione della competenza ruota attorno all’ipotesi di reato su cui è incardinata l’indagine: violenza con omicidio contro inferiori in grado. Secondo l’ufficio diretto dal procuratore generale Marco De Paolis, la differenza di grado tra gli accusati di omicidio e la vittima renderebbe il crimine un reato militare.

Secondo la scuola di pensiero opposta, cui attingerebbe la Procura pisana, la sola differenza di grado e il fatto che l’episodio sia avvenuto in luogo militare non sarebbero sufficienti a stabilire la competenza della magistratura militare.

«Dovrebbero sussistere anche ragioni di servizio e di disciplina, degradate in forma di abuso, ad aver portato al fatto”, è l’opinione del difensore di Zabara, Andrea Di Giuliomaria. Che aggiunge: “Per collegarsi a questa prospettiva, nel processo dovrebbe venire fuori che il nonnismo sia una forma fisiologica di educazione marziale: ma difficile che una Procura generale militare possa sostenere questo. Detto ciò, per noi procura ordinaria o militare è indifferente».

Vista la tempistica dell’indagine pisana sarà il tribunale toscano a trovarsi di fronte alla decisione sulla competenza.

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