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Rizza, sindaco dimissionario: «Musumeci mi rifiutò? Mai chiesto di entrare nella sua lista»

Di Mario Barresi
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Priolo (Siracusa) - È il chiodo fisso di Antonello Rizza: «Io alla candidatura alle Regionali non ci rinuncio».

Anche ieri, dopo la prima notte - poco sonno, molti pensieri affastellati - agli arresti domiciliari, il sindaco di Priolo ripete la sua litania. Parla per ore con i suoi avvocati, Tommaso Tamburino e Mimmo Mignosa, scorrendo le circa cento pagine dell’ordinanza dell’operazione “Res Publica”. Sul tavolo caffè e linee difensive. Con un primo copione su come dovrà rispondere al gip Giuseppe Tripi nell’interrogatorio di garanzia ipotizzabile fra domani e mercoledì.

Ma per controbattere alle accuse dei pm di Siracusa (truffa, tentanta truffa e turbativa d’asta) ci sarà tempo e modo. La priorità, in queste ore, è un’altra. Buona parte dell’interminabile domenica trascorsa con le scartoffie del fascicolo è dedicata invece a una strategia politica, prima ancora che giudiziaria. Rizza, candidato di Forza Italia nel collegio aretuseo, continua a ripetere: «Io questa partita per l’Ars voglio giocarla e vincerla». In punta di diritto sarebbe anche un suo diritto. «La legge Severino - aveva confermato sabato l’avvocato Mignosa, dopo il primo colloquio con il sindaco - consente a Rizza di continuare la sua campagna elettorale, cosa che lui ha intenzione di fare».

Il vero nodo, in una giornata in cui nei profili social dei suoi familiari gli sono arrivate decine di messaggi di sostegno, è però un altro: correre da «cittadino libero» e non da indagato nella gabbia dei domiciliari.

E dunque sta per arrivare la mossa - clamorosa, ma tutt’altro che a sorpresa - studiata con attenzione. «Mi dimetto da sindaco, così potrò correre come candidato all’Ars da libero cittadino», è la strategia di Rizza. Un passaggio tutt’altro che automatico, ma che - codice di procedura penale alla mano - potrebbe avere un suo fondamento. Il «pericolo di reiterazione del reato», infatti, è l’unica esigenza cautelare ravvisata dal gip. E, trattandosi di un’indagine su ciò che il giudice definisce un «consolidato sistema di illegalità diffuso all’interno e all’esterno dell’amministrazione comunale priolese», c’è soltanto un modo per giocarsi il tutto per tutto. Uno e uno solo: dimettersi dalla carica di sindaco di Priolo. Questa è la scelta, «sofferta ma risoluta», di Rizza. Lasciare la fascia tricolore, magari oggi stesso, per presentarsi davanti al gip da ex amministratore indagato. Per chiedere subito la revoca degli arresti domiciliari. Pronto a riprovarci subito, in caso di esito negativo, in un secondo round al tribunale del riesame.

Fuori dalla gabbia dorata di casa sua, il re degli impresentabili (prima dell’arresto 22 capi d’imputazione a carico, in quattro altri processi) non sarebbe più azzoppato da un provvedimento di custodia cautelare «notificato nel mezzo di una campagna elettorale e che mi sembra tra l’altro assolutamente sproporzionato», come ha detto l’avvocato Mignosa. E a quel punto - da candidato a piede libero -Rizza vorrà di certo togliersi qualche sassolino dalla scarpa. A partire dalla delusione per la presa di distanza di Nello Musumeci, che ha rivelato di averlo rifiutato tre volte come candidato nella sua lista. «Mai chiesto di essere candidato con #DiventeràBellissima», avrebbe confessato Rizza alle persone più vicine a lui, riferendosi anche alla circostanza che la lista del presidente di centrodestra, a Siracusa, non è stata presentata per un patto di desistenza con Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. Rizza potrebbe pure portare la sua vicenda giudiziaria alle estreme conseguenze, impersonando il ruolo del martire di quella che Gianfranco Micciché, con la solita sobrietà, ha definito «ingiustizia a orologeria».

Alla Procura di Siracusa, invece, bocche cucite. Sabato era trapelato un vago sentore di irritazione per le accuse sui tempi dell’inchiesta. Non parlano, né il procuratore Francesco Paolo Giordano né il sostituto Margherita Brianese. Eppure dentro questi silenzi c’è la consapevolezza di un iter giudiziario «oggettivo e rigoroso». La richiesta di ordinanza cautelare dei pm, infatti, è datata 19 settembre. Quando ancora le liste per le Regionali, al di là del gossip politico, erano in alto mare. Il giudice Tripi ha avuto quasi un mese per lavorare su 21 capi d’imputazione, 7 dei quali a carico di Rizza.

E allora, se davvero c’è stata un’accelerazione sarebbe più spiegabile semmai con la circostanza che il gip di Siracusa sta per andare, con funzioni di giudice della sezione lavoro, al tribunale di Catania. Dove, per pura coincidenza, ritroverà anche il pm Brianese, che ha ottenuto il trasferimento dal Csm.

C’era dunque il rischio che questo procedimento, così come altri altrettanto delicati, fosse assegnato a un altro gip con un un deleterio stop&go. Certo, le ipotesi di reato risalgono al 2016. Le misure cautelari potevano arrivare in un altro momento? Prima della presentazione delle liste o magari dopo il 5 novembre col “rischio” di arrestare un neo-deputato regionale? Domande e ipotesi teoriche. Che s’infrangono sul muro di quei due aggettivi. «Oggettivo e rigoroso». Come dire: nessuna invasione di campo sulle Regionali. Doveva andare così.

Twitter: @MarioBarresi

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