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Scorie nucleari in Sicilia? Da sindaci, a deputati a Salvini è coro di no

Trapani

Scorie nucleari in Sicilia? Da sindaci, a deputati a Salvini è coro di no

Di Redazione

C'è aria di rivolta in Sicilia per l'individuazione nell'Isola di ben quattro aree che potrebbero essere idonee a diventare deposito per i rifiuti radioattivi. Il primo a manifestare contrarietà è stato l'assessore regionale Alberto Pierobon e tanti primi cittadini ma in queste ore si registra un fiume in piena di reazioni di dissenso.

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«Vogliono fare diventare il centro Sicilia la pattumiera d’Italia noi non ci stiamo, non siamo una discarica.» Il sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino ha convocato una riunione urgente della conferenza dei sindaci del comprensorio sanitario dopo aver appreso la notizia che è stato individuato un sito in zona di Butera per depositare le scorie nucleari. Parte così la serrata dei sindaci dei 22 comuni del nisseno contro il depauperamento del loro territorio. La riunione si terrà giovedì alle 12. Gli amministratori hanno annunciato il proposito di mettere in atto delle iniziative anche estreme.  

«La Sicilia rispetto a un tema così delicato e complesso, come quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari e, quindi, della tutela ambientale, non può accettare l’idea di scelte calate dall’alto. Riteniamo fondamentale, sul tema ambientale ancora più che su altri, un pieno confronto tra governo nazionale, governo regionale e le comunità locali interessate». Lo dice l’assessore regionale Territorio e Ambiente Toto Cordaro. "Vale la pena ricordare - prosegue Cordaro - che in questi primi tre anni, dopo gli ingiustificabili ritardi dei governi precedenti, abbiamo finalmente varato, tra gli altri, il Piano per la tutela della qualità dell’aria, il Piano per la mitigazione dell’inquinamento acustico, il piano Amianto, il piano alluvioni e istituito l’Autorità di Bacino. Il governo Musumeci, quindi, ha posto da sempre il tema della tutela ambientale ai primi posti della sua azione e rassicuro tutti che continueremo ancora a farlo con decisione. Il confronto è essenziale, senza fare terrorismo ma neppure senza minimizzare». 

«L'idea di mettere scorie radioattive e nucleari in alcune aree della nostra Sicilia ad alta vocazione produttiva agroalimentare e turistico ambientale è paradossale e bisogna attivarsi affinché ciò non succeda». Lo dicono il segretario regionale siciliano della Lega, il deputato Nino Minardo e Annibale Chiriaco, responsabile Attività Produttive della Lega Sicilia.
«In un momento così delicato - dicono - per le imprese turistiche ricettive ed agroalimentari produttive siciliane, già alle prese con la difficile valorizzazione dei prodotti siciliani e la relativa commercializzazione in un contesto globale, con tutti i problemi connessi volti ad implementare la relativa sicurezza alimentare è impensabile pensare di creare nelle province di Caltanissetta, Palermo e Trapani quattro depositi nazionali di rifiuti tossici nucleari entro il 2025 che creerebbero ulteriori diffidenze e problemi ai consumatori ed ai cittadini delle aree indicate. Sarebbe meglio indire ,dopo aver ascoltato la Regione Siciliana, un referendum tra i cittadini nei territori indicati di Butera (Cl) Calatafimi Segesta (Tp) e Petralia Sottana-Castellana Sicula (Pa) piuttosto che tout court imporre scelte così misteriose ed improvvise».

Anche il leader della Lega Savini interviene sulla questione: «Il governo si conferma incapace, pericoloso e arrogante anche sul tema del deposito nazionale di rifiuti radioattivi in Sicilia. Non ha consultato gli enti locali (che in qualche caso avrebbero preso in considerazione l'idea, anche per ottenere compensazioni economiche) e dopo un lunghissimo silenzio i cittadini scoprono che potrebbero ritrovarsi le scorie anche in zone di interesse turistico, ambientale e culturale. Sinistra, Conte e 5Stelle fanno male alla Sicilia e a tutta Italia». 

«Su un tema così delicato come quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari e della tutela ambientale ci sembra di fondamentale importanza il coinvolgimento delle amministrazioni locali interessate. E', quindi, assolutamente necessario avviare un confronto tra governo nazionale, governo regionale ed enti locali per affrontare con attenzione e responsabilità la questione». Lo dice Leoluca Orlando, presidente di Anci Sicilia, in merito al piano nazionale dei depositi radioattivi che individua nella regione alcune aree in cui i rifiuti nucleari potrebbero essere conferiti.

Attiva Sicilia si unisce al coro e dice «no» alla possibilità che le scorie radioattive di tutta Italia vengano depositate in Sicilia. «La Sicilia - affermano i deputati regionali Angela Foti, Elena Pagana, Valentina Palmeri, Sergio Tancredi e Matteo Mangiacavallo - ha già pagato un prezzo pesantissimo ospitando gli impianti petrolchimici senza avere mai in cambio un risarcimento di natura ambientale. Adesso non può ulteriormente sopportare che una porzione del suo territorio possa eventualmente essere usata per depositare le scorie radioattive prodotte altrove. Chi per i suoi scopi ha prodotto questi rifiuti e chi ha inquinato di più adesso si prenda anche le conseguenze di questi vantaggi». «Vigileremo su ogni atto che va in questa direzione e faremo di tutto - concludono i deputati regionali di Attiva Sicilia - per bloccare ogni tentativo di creare qualsiasi forma di deposito di scorie radioattive sull'isola».

«E' una follia la pubblicazione della mappa Sogin nel bel mezzo di una crisi covid non solo sanitaria ma anche economica e senza neanche un preavviso ai comuni interessati. Generare così il panico e lo sconcerto tra la popolazione poteva essere iniziativa solo di un Governo che tenta di distrarre l’opinione pubblica e che evidentemente non ha compreso le priorità. Le modalità di pubblicazione e comunicazione su un tema così delicato, che non a caso ha già richiesto molto tempo, sono un terremoto sociale ed economico grave». Lo dice Carolina Varchi, deputato e componente esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia. "I ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente - aggiunge - vengano immediatamente a riferire su un nulla osta approvato il 30 dicembre e pubblicato il giorno prima dell’epifania, tempistica che non crediamo possa essere casuale. Spiace rilevare inoltre che i siti individuati nella nostra Regione siano tutti nella parte occidentale ed in zone palesemente inidonee. Addirittura quattro nel comprensorio delle Madonie e del trapanese denotano la volontà di destrutturare l’economia e la vocazione turistica della zona».

Abbiamo bisogno di investimenti, non dei rifiuti radioattivi. L'ipotesi di allocare centri di stoccaggio nelle Madonie, nel trapanese e nella provincia di Caltanissetta ci appare semplicemente irricevibile. Parliamo di territori, come nel caso delle Madonie impegnate in una battaglia per l’istituzione delle zone franche montane, che da tempo chiedono altro tipo di attenzione». Così gli amministratori e i militanti della rete dei cento passi della provincia di Trapani, dell’area delle Madonie e del comprensorio di Caltanissetta. «Parliamo di aree - aggiungono - come nel caso di quelle del trapanese, votate al turismo e di straordinario pregio paesaggistico ed archeologico, che sarebbero umiliate da una scelta simile. Parliamo del territorio del nisseno devastato dagli scempi ambientali. Rispondere con la trasformazione in discariche radioattive di queste aree è offensivo e mortificante per queste comunità».

Da Calatafimi Segesta parte anche una raccolta firme per opporsi al possibile deposito che nell’Isola riguarderebbe i siti della cittadina del Trapanese, del capoluogo di provincia, di Castellana Sicula e Petralia Sottana nel Palermitano e Butera nel Nisseno. La petizione, lanciata dall’Associazione "Amunì Calatafimi", ha già raccolto più di 600 firme. «Con questa petizione - scrive l’Associazione - miriamo, sin da subito, a bloccare questa possibile follia. Chiediamo a tutte le realtà territoriali di unirsi a noi prima della scadenza della consultazione pubblica. Anche solo l’aver inserito queste zone nella lista dei siti idonei a ospitare un deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani, è pura follia. Territori ad alto rischio sismico, con risorse agricole, paesaggistiche, turistiche ed archeologiche. Territori logisticamente remoti, come possono essere valutati idonei a tal fine?».

«Le comunità montane della Sicilia, private nel corso dei decenni dei servizi essenziali ed escluse da ogni incentivo, hanno già pagato un prezzo altissimo, assistendo inesorabilmente al loro spopolamento. Nè lo Stato nè la Regione possono chiedere altri sacrifici. L’ambiente naturale è la principale ricchezza delle terre alte della Sicilia; chiediamo di preservarlo dall’inquinamento e di tutelare la salute e lo sviluppo economico della gente che ha scelto di viverci. Vogliamo massima trasparenza ed informazione sulla scelta dei siti da destinare a discarica, sugli eventuali rischi alla salute pubblica». Lo ha dichiarato Vincenzo Lapunzina, coordinatore del Comitato regionale per l’Istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia, a seguito del via libera da parte dei ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente, all’individuazione delle aree potenzialmente idonee per la costruzione dei depositi nazionali dei rifiuti radioattivi.

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