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Politica

Regione siciliana, il rientro di Razza e la ricandidatura: Musumeci spinge

Di Mario Barresi

CATANIA - Nello Musumeci ha deciso di giocare a carte scoperte. Sul ritorno di Ruggero Razza al suo fianco, così come sulla ricandidatura nel 2022. Un cambio di strategia - ora «bisogna agire e non più subire le azioni degli altri», va dicendo ai suoi - che a Palazzo d’Orléans è chiaro da qualche giorno.

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I due obiettivi s’incrociano. O meglio: il primo serve a rafforzare il secondo. E così Musumeci è disposto persino a recarsi nella tana di Gianfranco Miccichè per proporgli lo scambio di poltrone fra il rientrante Razza ai Trasporti e Marco Falcone indicato alla Salute. Risposta del presidente dell’Ars: «Va bene, ma l’assessore di Forza Italia lo scelgo io». Una strada senza sbocco. Anche perché la “permuta” di assessorati ha alcuni effetti collaterali: l’ira degli alleati snobbati dal bilaterale segreto a Palazzo dei Normanni, gli appetiti per la delega che il governatore ha tenuto per sé, i dubbi di chi, anche fra gli amici, la considera «una mossa azzardata».

Ma Musumeci non si ferma. Anzi: alza l’asticella del rischio. E così il nuovo “Pensiero stupendo” (che, come nella canzone, «nasce un poco strisciando») è rimettere Razza nel posto lasciato dopo l’inchiesta sui falsi dati Covid. La voce, in mattinata, a Palermo si diffonde con un tasso di velocità e intensità tale che qualcuno arriva ad azzardare la nomina «entro 24-48 ore». Magari non è proprio così. E non solo perché l’ex (futuro?) assessore smentisce.

Ma l’ipotesi è sul tavolo da una settimana. E potrebbe concretizzarsi fra qualche giorno. Lo status giuridico di Razza non è cambiato (resta indagato, non più a Trapani ma a Palermo, per due ipotesi di falso, fra cui non più i «morti da spalmare»), eppure dal Pizzo Magico musumeciano trapela un nuovo sentiment. Magari inconsciamente alimentato dal dissequestro del cellulare dopo più di un mese («Eppur si muove», lo “stato” WhatsApp di martedì nel vecchio numero assessoriale); oppure, come sussurra qualcuno, per una quasi impercettibile percezione che potrebbero essere diventate meno vincolanti quelle «ragioni di opportunità» che hanno legato la scelta delle dimissioni-lampo a una sorta di fair play con i pm. Nessun sondaggio in Procura, sia chiaro. Ma un rinnovato ottimismo sulle sorti di un’inchiesta che non sembra però destinata a chiudersi nei tempi auspicati: Razza, con l’avvocato Enrico Trantino, ha chiesto di essere sentito, ma l’interrogatorio non ancora c’è stato.

Il braccio destro di Musumeci, in questi giorni, è stato in servizio quasi permanente in Presidenza, fra consigli sul piano vaccini e tentativi da domatore nello zoo del centrodestra. Eppure l’impressione è che il diretto interessato non sia convinto del passo. «Non mi sento pronto. E purtroppo oggi mi sento solo più esposto», confessa a chi lo sollecita sul rientro.

Più risoluto, invece, il governatore. Che ha notificato la novità, seppur con un passaggio non esplicito, agli alleati presenti all’incontro di martedì sera: «Ritornerà». Sì, perché magari è vero che i figl so’ piezz’e core, ma oggi la riabilitazione di Razza è soprattutto una necessità per Musumeci. Amministrativa, per gestire la lotta al Covid in un assessorato che non vuole affidare a nessuno di cui non si fidi (unica eccezione: Gino Ioppolo, destinato però al Cga dopo la sindacatura a Caltagirone); e anche politica, perché «Ruggero magari talvolta sbaglia, ma ha la grande capacità di saper parlare con tutti», è il mantra diffuso nel governo.

E mai come oggi il presidente della Regione ha bisogno del suo più raffinato ambasciatore. A partire dalla trattativa, dall’esito tutt’altro che scontato, sulla ricandidatura. Il vertice è stato un flop, soprattutto per lo sfregio di Lega e Autonomisti assenti. Ma ora va alimentato il rinnovato feeling con Gianfranco Miccichè. «Il bis di Nello? Se sta bene agli altri, io non ho niente in contrario: l’ho sempre detto che è il candidato migliore!», il sorprendente vaticinio del viceré berlusconiano martedì sera. Con annesso tagliafuori: «Un candidato presidente della Lega non lo voterò mai».

Certo, doversi affidare al più inaffidabile degli alleati non era il suo piano iniziale. Ma Musumeci, snobbato da Salvini e Meloni, non ha alternative. E il (sempre rimandato) progetto di federare DiventeràBellissima «con una forza nazionale del centrodestra» si tinge ogni giorno di più d’azzurro.

Twitter: @MarioBarresi

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