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Torna a lavorare in Sicilia il medico catanese nemico delle fake news su scienza e salute

Di Maria Ausilia Boemi |

Alle volte ritornano: anche i cervelli prestati (in questo caso non in fuga) al Nord Italia decidono di riportare la loro esperienza dove sono nati e si sono formati, cioè in Sicilia: è quanto sta accadendo con il ginecologo catanese 53enne Salvo Di Grazia, noto soprattutto nel ruolo di paladino online della scienza e nemico giurato delle fake news scientifiche che proliferano su internet, che sta appunto tornando in questi giorni dal Veneto all’ospedale di Caltagirone.

Sposato con Lidia, insegnante, padre del sedicenne Marco, Salvo Di Grazia si è laureato in Medicina e chirurgia a Catania nel 1996, dove ha conseguito anche la specializzazione in Ginecologia e ostetricia. «Negli ultimi due anni di specializzazione – racconta – sono andato a Nancy, in Francia – Paese considerato patria mondiale dell’ostetricia -, dove ho approfondito diverse tecniche chirurgiche, in particolare la laparoscopia. Dopo la specializzazione a Catania, ho iniziato lì a lavorare in una clinica di punta, ma il mio desiderio era operare in ospedale: una collega mi fece sapere che in Veneto cercavano ginecologi e così, da un lato spaventato di lasciare la mia terra e dall’altro con la voglia di crescere e lavorare in ospedale, sono approdato la sera di Capodanno del 2008 nel paese di Vittorio Veneto. E vengo colpito subito dall’efficienza veneta».

Il dott. Di Grazia si ambienta immediatamente: «Mi sono trovato benissimo perché chi come me fa il chirurgo ha bisogno di precisione, osservanza dei protocolli e delle linee guida, e qui ho trovato una notevole preparazione degli operatori e una strumentazione all’avanguardia».

Alla fine, così, il dott. Di Grazia resta in Veneto per 13 anni. Ma non si limita all’attività ospedaliera: «Quasi per caso – racconta – ho cominciato a interessarmi del mondo di internet, più che altro per rilassarmi la sera, e a puntare il focus, in particolare, sull’aspetto delle false cure, pseudo scienze e pseudo medicina che vi proliferano, diventando così il primo medico che spiegava online come funziona la medicina e la ricerca scientifica, quando ancora ciò non si usava. Oggi invece tanti colleghi lo fanno: probabilmente il più noto di tutti è Burioni».

In pochi anni Salvo Di Grazia raggiunge la notorietà, con un sito che riceve diverse migliaia di visite al giorno e diventando un punto di riferimento in questo campo anche all’estero.

Ora, dopo 13 anni, il ritorno in Sicilia: Di Grazia ha fatto il concorso, lo ha vinto, e torna in Sicilia all’ospedale di Caltagirone: «Perché della Sicilia mi mancava e mi manca ancora tantissimo il calore umano. Come ti accoglie, ti guarda, ti parla, ti tratta la gente: il calore siciliano è inimitabile in tutto il mondo. Noi ci lamentiamo spesso della nostra terra, ma se c’è qualcosa che ci fa onore è il cuore. Poi, c’è poco da fare, mi mancavano anche le piccole cose: i colori, i sapori, gli odori, il mare».

Certo, è consapevole che non saranno tutte rose e fiori: «In Veneto ho trovato tanta efficienza, cosa che spero di trovare in Sicilia e di contribuire un po’ anch’io a portare. Io sono fiero di prendere qualcosa dal Nord e portarlo da noi: una volta il Nord era visto come la mecca, in realtà però la medicina è la stessa, in Veneto come in Lombardia e in Sicilia. Forse da noi manca soltanto un po’ di efficienza che tutti noi dovremmo impegnarci a portare per migliorare così la nostra terra». Anche per restituire quanto la Sicilia gli ha dato: «I miei studi siciliani sono stati validissimi, mancava forse un po’ la pratica, ma questa devi anche volerla tu. In realtà, siccome noi medici abbiamo in mano la vita della gente, credo che sia fondamentale il contatto con le persone e la pratica medica, a maggior ragione per me che sono chirurgo. Poi io per mia volontà sono andato anche all’estero e in Veneto per apprendere, tornare indietro e portare a casa quello che avevo imparato».

Quindi, niente cervello in fuga, ma un cuore di ritorno, al contrario di tanti altri che sono costretti ad andarsene. Per evitare le fughe, alla Sicilia, secondo Di Grazia, manca a tal proposito «la stessa qualità che forse ha maggiormente, cioè il calore, l’abbraccio alle persone che possono contribuire al miglioramento dell’Isola. Qui in Veneto metà del mio reparto è composto da siciliani, tutti bravissimi e fuggiti perché in Sicilia non li hanno voluti, non c’erano concorsi, non c’erano possibilità: ecco, forse dovremmo dare più possibilità ai nostri figli di avere il piacere di lavorare in Sicilia, perché la medicina è la stessa ovunque ma manca la voglia di tenere con noi gli elementi più preziosi e capaci».

Senza arrendersi ai rimpianti («Fondamentalmente ho ottenuto tutto ciò che desideravo, forse avrei avuto bisogno di giornate e anni più lunghi per avere più tempo per apprendere: ma c’è sempre tempo per rifarsi») e con un progetto che è una dichiarazione d’amore per la sua terra: «A questo punto della mia vita, posso dire con un po’ di romanticismo che vorrei chiudere la mia carriera in Sicilia, cercando di portare lì ciò che ho sempre sognato: una sanità efficiente e una medicina giusta per tutti».

Insegnando e trasmettendo il proprio sapere ai giovani medici in Sicilia: «Una delle cose che mi chiedevo da ragazzo, quando entravo in sala operatoria per guardare gli anziani operare era: “Ma perché non mi spiegano? Perché devo guardare e, se una cosa non la capisco, devo capirla da solo sforzandomi e magari non la capirò mai?”. Ecco, qualsiasi cosa io faccio, invece, la spiego ai giovani e spero di portare in Sicilia questa forma di “educazione” che ci manca un po’ danneggiandoci. Io dico sempre che un giorno il giovane a cui io spiego, sarà il medico che mi curerà: è interesse mio spiegare le cose e farle capire, soltanto così il più giovane crescerà».

Non per nulla, il dott. Di Grazia è noto soprattutto come il paladino della scienza contro le fake news su internet: «Un’avventura nata per caso, che poi si è consolidata per questa innata voglia di spiegare e di trasmettere le conoscenze. La divulgazione in fondo cosa è? È un modo di spiegare e di portare ad altri le tue conoscenze. Tenerle per te non serve a niente, è un po’ egoista, darle agli altri, invece, è non solo utile, ma anche una soddisfazione».

Un argomento, quello delle fake news, oggi di stringente attualità: «Diciamo che sono state per tanti anni un problema sottovalutato, considerate una sciocchezza per creduloni. In realtà, quando parlano di medicina e, quindi, di salute, le fake news possono creare danni seri e condizionare le scelte di una nazione. Quindi sicuramente oggi sono un problema reale, da combattere in tutti i modi perché, come la calunnia, sono un venticello che può diventare inarrestabile. Se una notizia falsa viene ripetuta cento volte, è considerata reale. E in questi giorni lo stiamo vedendo».

Insomma, l’italico vizio di considerarsi tutti allenatori di calcio quando gioca la Nazionale e tutti virologi con il Covid: «Esattamente, tra l’altro per materie difficilissime. Solo che finché si sbaglia la formazione della Nazionale italiana, pazienza, ma quando si sbaglia un farmaco o una terapia cambia tutto».

Ovviamente, fondamentali in questo fenomeno sono i social: «Internet è una bellissima casa con la spazzatura negli angoli. I social sono uno strumento utilissimo, ma come tutti gli strumenti bisogna saperli usare. I social hanno il beneficio di potere contattare tutti con un clic, ma di contro, se vuoi diffondere una fake, lo fai in pochi minuti, la mandi e si divulga in maniera virale. Per cui internet è sicuramente un bell’ambiente, ma da usare con molta, molta cautela».

E allora come evitare le trappole? «Io consiglio sempre due trucchi: il primo è controllare le fonti: se riceviamo una notizia, soprattutto se è strana e ci insospettisce, dobbiamo controllare chi la diffonde. E poi, con tutti i limiti, rivolgersi soltanto ai siti istituzionali, perché se la notizia è presente lì, allora è sicuramente vera».

Tra le fake più pericolose, il dott. Di Grazia non ha dubbi nel citare per prime «quelle sui vaccini. Anche questa è una cosa che per anni è stata sottovalutata, la diffidenza sui vaccini esiste da sempre. E non è facile sconfiggerla perché mentre il farmaco lo prendi se stai male per stare meglio, il vaccino lo prendi per prevenire, quando sei sano. Trasmettere alla popolazione il concetto della vaccinazione è complicatissimo».

Vaccini fondamentali, invece, per uscire dal tunnel del Covid: «Se riusciamo a vaccinare tante persone probabilmente ne usciremo o per lo meno, anche se non finirà la pandemia, potremo conviverci e tutto sommato trasformare una brutta pandemia in una influenza, convivendo con un virus che, anche se dà sintomi, non preoccupa più di tanto».

Alla fine, cosa consiglia ai giovani? «Ai giovani dico sempre di non limitarsi nello studio. Con la consapevolezza che lo studio non è soltanto libri, ma è anche apprendere con gli occhi, con la forza di lavorare sempre di più. Quindi, finché possono, finché hanno la forza fisica e psicologica, apprendere, apprendere, apprendere. Perché se sei colto, sei imbattibile».

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