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Nello Musumeci: «Il tempo è scaduto e io mi candido sicuramente alle Regionali»

Di Mario Barresi |

Mario BarresiCatania. «Mi candido lo stesso. Anzi: sono già candidato».

E qual è la novità, onorevole Musumeci? Lei è ormai candidato a presidente della Regione da mesi…«La novità è che il tempo è scaduto».

Nello Musumeci, deputato regionale e leader di #DiventeràBellissima, lancia un ultimatum agli alleati di centrodestra.

Musumeci sì, Musumeci no: s’è stancato di questo giochetto?«Tutti sanno che avremmo voluto affidare ai siciliani, con le primarie ad aprile, la scelta del candidato presidente alternativo al Pd e ai grillini, ma si sa come sono andate le cose. Da allora sono rimasto il candidato proposto dal mio movimento civico #Diventeràbellissima».

Così come nel 2012, quando si candidò contro di lei spaccando il centrodestra, il leader siciliano di Forza Italia, Micciché, sembra il più accanito dei “No Nello”. C’è un conto ancora in sospeso fra voi due?«Escludo che ci sia un problema personale. Io e Micciché non siamo mai stati amici di comitiva, ma abbiamo sempre avuto rapporti politico-istituzionali, sin da quando io ero presidente della Provincia. Quello che accadde cinque anni fa è ormai archiviato. Voglio costruire una proposta innovativa e vincente. E i progetti politici non si fanno col risentimento».

In Forza Italia, comunque, l’ultima parola è sempre quella di Berlusconi. Ha mai avuto un confronto diretto con lui?«Io non sono stato mai un frequentatore di Arcore. Anche se a Berlusconi mi legano simpatia umana e stima. Che ritengo siano ricambiate: nell’aprile del 2011 mi chiese, da esponente della Destra, di entrare nel suo governo come sottosegretario alle Politiche sociali. E lo fece senza chiedere contropartite politiche».

Ma è un precedente vecchio… Se è per questo, pur detestando il suo pizzetto, il Cavaliere apprezza la sua retorica «aulica ma efficace». Musumeci «parla in maniera sublime», ha detto. Pochino per un’investitura…«L’apprezzamento di Berlusconi arriva fino ai giorni nostri. La sera prima della chiusura delle liste per le Europee del 2014, mi chiamò Gibiino, allora coordinatore siciliano di Forza Italia. “Attento, perché a Berlusconi hanno messo in discussione le candidature di Pogliese e Iacolino”, mi disse. Io presi il telefono e alle dieci di sera chiamai Palazzo Grazioli. E mi passarono il presidente, con il quale parlai per oltre venti minuti».

Di cosa parlaste, se è lecito saperlo?«Della Sicilia. E del dramma personale e familiare che io avevo vissuto un anno prima. Ma parlammo anche e soprattutto di elezioni. E io sostenni la necessità di candidare Pogliese e Iacolino, offrendo il contributo di chi avrebbe votato Forza Italia, pur non facendone parte, anche perché io e i miei amici non avevamo candidati. Berlusconi mi ascolto e alla fine mi chiese: “Vuoi assumere la leadership della lista per le Isole?”. Io, sorpreso e gratificato, gli risposi: “No, caro presidente, io ho assunto un impegno con i siciliani. Ho perso con Crocetta e voglio fargli opposizione e creare le condizioni per batterlo nel 2017”. E il discorso finì lì».

E ora siamo nel 2017. Perché non va da Berlusconi a farsi incoronare candidato del centrodestra? Ha paura che le dica di no?«Andare oggi da Berlusconi ad auto-perorare la mia causa sarebbe una grave incoerenza. Io ho proposto le primarie del centrodestra e mi sono battuto per celebrarle come bagno di democrazia. Adesso non posso andare ad Arcore a cercarmi la raccomandazione per farmi candidare dall’alto».

Dicono che, nel canotto di chi rema contro di lei, le vogate più convinte arrivino da Lombardo e da Cuffaro. È davvero così?«Non vedo ostilità preconcette. Ritengo legittima la ricerca affannosa del miglior candidato possibile. Tutti vogliono vincere, ognuno con gli strumenti che ritiene più utili. Ogni oste dice che il proprio vino è il migliore. Ma se sul tavolo mettiamo solo una bottiglia, senza mai confrontarla con altre, allora quello diventa il vino di tutti».

Alfano giura che i moderati fanno gola a tutti. Lei lo vorrebbe come alleato?«Siamo alternativi al Pd e a Crocetta. Spero di poter contare su un’ampia coalizione, ma che sia anche credibile e cioè coerente col progetto che offriamo ai siciliani. Se poi qualche forza politica dovesse ravvedersi, dopo aver fatto scelte avventate, non può che farci piacere. Non poniamo veti a nessuno ma non vogliamo neppure subirne. Per me l’alleanza in politica è un valore prima che una somma aritmetica: per dieci anni ho guidato la Provincia di Catania con una coalizione di centrodestra stabile, affiatata, senza neppure un giorno di crisi. È diventata la prima Provincia italiana per indice di gradimento e la prima stazione appaltante del Mezzogiorno. Con un particolare: mai un avviso di garanzia della magistratura».

Da tempo gli alleati annunciano un’alternativa al suo nome. Ma questo «super candidato» non s’è ancora trovato. Teme qualcuno dei potenziali concorrenti?«Abbiamo atteso quattro mesi, sperando che uscisse fuori una proposta di candidatura alternativa e invece c’è stata solo una sfilza di nomi autorevoli, bruciati nello spazio di un tramonto. Si parla ancora di “tavoli” tra Roma e Palermo. Ma le esigenze dei partiti non sempre corrispondono a quelle della gente, che invece fa fatica a capire e si pone mille domande. Siamo quasi ad agosto e il tempo è ormai abbondantemente scaduto».

Chi ha tempo non aspetti tempo, si dice…«Cosa ho fatto nel frattempo? Poiché questa febbrile attività non mi appassiona, mi sono dedicato a fare quello che un candidato presidente deve fare. Ho toccato un centinaio di comuni, e andrò in tutti i centri dell’Isola, ho incontrato migliaia di persone, ho raccolto la collera dei disoccupati, la paura degli imprenditori, lo sconforto dei giovani. A Nicolosi, sull’Etna, ho trascorso la settimana scorsa un’intera giornata con tantissimi ragazzi, da ogni parte dell’Isola: assessori, consiglieri, attivisti. Abbiamo parlato di programma, di proposte per cambiare questa Regione. Mi ripetevano tutti: “Noi ci crediamo!”. È stato per me un bagno rigenerativo di ottimismo».

E anche sulle liste vi siete già portati avanti col lavoro…«Stiamo lavorando alle liste nelle nove province: tante richieste di candidature, superiori ai posti disponibili. Persone radicate sul territorio, non solo di centrodestra. Dovremo fare delle scelte, purtroppo, e anche presto, affinché ognuno si attivi nel proprio elettorato».

Non è un novellino della politica e questa non sarà la sua prima volta da candidato governatore. Come pensa di convincere i siciliani che le altre volte non hanno voluto Musumeci a Palazzo d’Orléans?«Voglio riaccendere la speranza in tanti siciliani rassegnati e sfiduciati. Voglio restituire alla gente l’orgoglio di essere figli di questa terra, amara ma redimibile. Una terra nella quale il futuro non alimenti paure ma assicuri certezze. C’è una Sicilia di disonesti, ruffiani, saltimbanco, mercenari, arrampicatori, mercanti di coscienze. Ma c’è anche una Sicilia di gente perbene, operosa, umile, non garantita, che subisce amarezze, discriminazioni e umiliazioni, giorno dopo giorno, in silenziosa dignità. È questa la Sicilia che voglio rappresentare e riscattare. Senza inseguire finte rivoluzioni: ci è bastata quella di Crocetta… Ma con la tenacia e la determinazione che i cittadini mi riconoscono e che ho già dimostrato».Twitter: @MarioBarresi

Pubblicato nell’edizione de La Sicilia del 25 luglioCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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